Nell’articolo precedente abbiamo iniziato a vedere quali sono gli elementi che consentono di trasformare case in bioedilizia, per loro natura già ecosostenibili, in case in legno autosufficienti sul piano energetico ed idrico. Devono quindi essere dotate di impianti in grado di raccogliere e purificare l’acqua e di produrre energia elettrica.
Tutto questo però non basta, ci sono altri aspetti fondamentali per assicurare l’autonomia di una casa.

Progettazione 

Gran parte della capacità prestazionale di un edificio è data dal suo design. Uno studio corretto della pianta, del suo orientamento, dell’influenza del sole e dei venti permette infatti di sfruttare le condizioni ambientali e climatiche, ottimizzando le risorse naturali. La casa dovrà quindi essere costruita in modo tale da permettere al sole di riscaldare e illuminare gli ambienti, ai serbatoi di raccogliere più acqua possibile e ai venti di aiutare a refrigerare l’edificio in estate, senza raffreddarlo in inverno. Per farlo è necessario progettare una struttura perfettamente integrata con il contesto in cui è inserita, nell’ottica di un’architettura ecologica.

Per aumentare l’efficienza energetica di una abitazione, ogni dettaglio deve essere ottimizzato al massimo, a partire dai materiali di costruzione. Per ottenere case in legno autonome devono essere utilizzati quindi i migliori isolanti, adeguati all’ambiente circostante, alle esigenze degli abitanti e all’efficienza degli impianti di riscaldamento, acqua ed energia. Materiali naturali come il legno garantiscono ambienti piacevoli in cui l’autosufficienza non si limita alla gestione delle abitazioni, ma anche al rispetto della natura del processo di costruzione.
L’uso di una fibra in legno ad alta intensità o l’impiego di infissi di qualità, dotati di doppi vetri performanti, consentono di migliorare l’efficienza termica.

Riciclaggio dei rifiuti organici

Come abbiamo visto, le acque reflue possono essere trattate e utilizzati in sistemi di irrigazione in giardini o frutteti. Non è l’unica forma di riciclaggio: anche i rifiuti organici possono essere trasformati in compost per il terreno.
In questo modo il concetto di case in legno autonome si amplia ulteriormente: non si limita più alla produzione di energia autosufficiente, ma comprende anche la produzione di beni primari come frutta e verdura.

Case in legno autosufficienti: Zero Emission Building

Come abbiamo visto, una casa autosufficiente si basa in realtà su un sistema più complesso, formato da singoli elementi che insieme contribuiscono a garantirne l’autonomia. Un insieme vivo che si nutre e sfrutta tutti i progressi tecnici e tecnologici per generare una capacità di autogestione strettamente legata al funzionamento di un intero ecosistema.

Si inserisce proprio in quest’ottica il progetto dello studio di architettura norvegese Snøhetta che, in partnership con Brødrene Dahl, Optimera e SINTEF, ha realizzato un progetto di casa a emissioni zero.

Zero emission building, studio Snøhetta (Photo credits: www.archdaily.com)

L’edificio si trova a Larvik, a sud di Oslo, e ha un nome piuttosto eloquente: Zero Emission Building. Oltre ad autoprodurre l’energia necessaria per i consumi domestici, è in grado anche di compensare le emissioni generate durante l’intero processo costruttivo.
È stato infatti realizzato seguendo tutti gli elementi visti sinora. Un impianto solare termico e pannelli fotovoltaici producono energia elettrica che alimenta l’impianto di riscaldamento geotermico. L’edificio è inoltre dotato di sistemi di raccolta e di recupero dell’acqua piovana, utilizzata sia per l’uso sanitario, sia per irrigare l’orto e il frutteto adiacente la struttura.
L’inclinazione del tetto in posizione sud-est assicura un’esposizione ottimale ai raggi solari e i materiali utilizzati sono tutti naturali, senza alcun impiego di plastica o latero-cemento.
Un perfetto esempio di unità indipendente che anticipa il concetto di case in legno autosufficienti del futuro.