Quando si parla di casa passiva si intende un edificio che, grazie alla sapiente combinazione di specifici materiali e tecnologie, riesce a ridurre sensibilmente i consumi energetici. In particolare garantisce al suo interno una temperatura costante in qualsiasi mese dell’anno, senza l’utilizzo di dispositivi di riscaldamento o raffreddamento, oppure con un impiego minimo degli stessi. Stiamo parlando quindi dell’ultima frontiera della bioedilizia e di uno dei massimi livelli di efficienza energetica. Gli standard progettuali e costruttivi di una casa passiva possono applicarsi a qualsiasi tipo di fabbricato, residenziale, pubblico o privato. Generalmente riguardano edifici di nuova costruzione ma è possibile anche che si riferiscano ad interventi di ristrutturazione. Inoltre non esistono limitazioni neppure a livello geografico. È vero che le case passive si sono diffuse soprattutto nel Nord Europa, in zone dal clima piuttosto rigido. Questo tipo di costruzioni, però, è ideale anche alle latitudini caratterizzate temperature molto elevate, dove c’è la necessita opposta, quella di raffrescare gli ambienti interni e proteggersi dal caldo intenso.

Il primo esempio di case energetiche a Darmstadt, Germania

Case passive nella storia

Il 1988 può essere considerato l’anno di nascita del concetto di casa passiva. In realtà era almeno un decennio che si parlava di energia ed architettura passiva ma solo nel 1988 fu redatta una documentazione ufficiale, il protocollo Passivhaus. Fu il risultato della collaborazione tra due università nordeuropee allo scopo di individuare soluzioni che riducessero al minimo il fabbisogno energetico per il riscaldamento interno. Lo studio fu affidato al tedesco Wolfgang Feist e allo svedese Bo Adamson e portò a risultati impensabili per l’epoca. Si scoprì infatti che, semplicemente sfruttando la qualità dei materiali costruttivi e l’esposizione solare, si potevano davvero costruire edifici capaci termoregolarsi autonomamente. Da lì partirono alcuni progetti sperimentali che riguardarono soprattutto il nord Europa. La prima casa passiva fu ad esempio costruita in Germania nel 1991 nel quartiere di Kranichstein a Darmstadt. Si trattava di quattro villette a schiera che per 15 anni sono riuscite a mantenere la media di un fabbisogno energetico pari a 10kWh/m²a. È un valore davvero bassissimo se si pensa che ora, a 20 anni di distanza, una casa per essere classificata in classe A deve garantire un fabbisogno energetico inferiore ai 30kWh/m²a. In Italia, invece, il primo edificio passivo è stata la sede dell’impresa KLAS a Malles Venosta, in provincia di Bolzano, nel 2004. In questo caso si trattò di un profondo adeguamento di un fabbricato pre-esistente, prima adibito a ufficio postale.

Casa passiva: le caratteristiche

Cosa deve quindi avere una casa per essere definita casa passiva? Tutto parte dal progetto: ogni aspetto deve essere valutato nel dettaglio, dalla posizione dell’edificio, alla distribuzione degli ambienti interni, sino alla scelta dei materiali e delle tecniche costruttive. In generale va prestata la massima attenzione a questi aspetti:

Esposizione solare e forma

Le pareti a sud saranno quelle più calde, in cui si possono prevedere ad esempio ampie vetrate per sfruttare i raggi solari. Quelle a nord andranno invece coibentate al meglio per evitare la dispersione di calore. Anche la forma dell’edificio è importante: più è compatta, più richiederà un fabbisogno energetico minimo.

Isolamento termico

È alla base di qualsiasi casa passiva. L’isolamento è più spesso rispetto ai comuni edifici, con strati anche di 30 cm; vanno poi evitati i ponti termici, punti in cui si possono verificare delle dispersioni termiche, come in corrispondenza degli infissi. E ovviamente la scelta dei materiali è determinante. Ad esempio vanno privilegiati finestre termiche con tripli vetri.

Ventilazione meccanica

Per mantenere una condizione climatica interna ottimale le case passive sono dotate di un impianto di ventilazione controllata. Questa soluzione garantisce un continuo ricircolo dell’aria: senza bisogno di aprire le finestre si mantengono così temperatura e livelli di umidità costanti.

Fonti energetiche rinnovabili

Gli edifici passivi sono ovviamente realizzati secondo criteri ecosostenibili e sfruttano energie alternative. La produzione di energia elettrica viene quindi affidata a soluzioni come pannelli solari o fotovoltaici oppure a piccoli impianti eolici o geotermici. Molte case passive sono anche dotate di soluzioni di recupero idrico, che sfruttano l’acqua piovana. Una casa passiva è quindi una casa ecologica che, oltre a garantire consumi energetici ridotti, offre un ambiente sano e salutare e condizioni ottimali per tutti gli inquilini.